Shoah: tracce di memoria al Mattioli di San Salvo - Indossare i loro abiti, guardare con i loro occhi, avere i loro incubi e sogni
 
Stai leggendo il giornale digitale di Mattioli San Salvo su
Clicca qui per leggere il giornale di un altro Istituto.

Shoah: tracce di memoria al Mattioli di San Salvo

Indossare i loro abiti, guardare con i loro occhi, avere i loro incubi e sogni

Ramla, 31 maggio 1963

Caro diario, 
oggi si è concluso uno dei processi più importanti della storia del dopoguerra: Adolf Eichmann, principale funzionario competente al trasporto di quei milioni di Ebrei miei simili, è stato condannato a morte per impiccagione per “aver spietatamente perseguito lo sterminio degli Ebrei”.
Benissimo, giustizia è stata fatta, direbbero i più. No. Per me non è così semplice capire, ancora più difficile è dimenticare!
Tempo addietro ho studiato che il male, in sant’Agostino, si configura come un semplice e BANALE allontanamento dal bene. Il male per sant’Agostino non esiste, non ha forma, non ha confini e metafisicamente parlando non ha una realtà propria dove esistere. Mi permetto di dissentire con quest’ultimo punto, caro diario. Una realtà dove esiste il male l’ho ben trovata in questi anni… Questa realtà si chiama BANALMENTE “essere umano”. Ma come, mi dirai, l’uomo è cattivo? L’uomo è il male? Sì, l'uomo è male quando diviene strumento del male, quando abdica alla sua coscienza ed esegue banalmente azioni mostruose. Eichmann incarnava la BANALITA’ DEL MALE.  Sosteneva di aver semplicemente e BANALMENTE eseguito ordini. Se il male è banale, il male è allora degli uomini che più incarnano tale banalità. Penso a tutti coloro che, come Eichmann, furono criminali senza accorgersi di esserlo, automi senza più coscienza, senza etica, senza pensiero. Il male non è solo dei mostri, non è solo degli omicidi, non è solo degli stupratori. Il male è in tutti noi, eppure non tutti sono come Eichmann. Avrebbe dovuto ridestarsi da quel sonno Adolf Eichmann, avrebbe dovuto reagire, vedersi per non riconoscersi. La sua cattiveria sta in questo. E tu uomo del domani sarai capace di ricordare, perchè lo scempio di questo secolo non si ripeta?

Hannah Arendt (LorenzoTana)

 

                                                                                       Auschwitz-Birkenau, 20 settembre 1943 

Caro diario,
le SS ogni due domeniche ci permettono di lavarci dietro la grande latrina del blocco B1.
Le donne sono più contente in quei giorni, perché è permesso loro di lavare il loro corpo, anche se con acqua gelida; è permesso loro di accarezzare le loro ossa e le loro ferite, e se magari al banco qualcuna riesce a barattare una saponetta per una razione, la sfoggia con discrezione e vanto, riportando a sé quel poco di femminilità, che ci hanno strappato via. Oggi è una domenica senza Sole, lo sguardo è cupo, incombono vecchi ricordi...mia madre, le passeggiate a Novi Sad, le rive del Danubio.
Sono contenta e ho paura. Sono contenta perché riesco ancora a ricordarmi il suo volto, riesco a ricordare l'incavo dei suoi zigomi e il neo sotto il labbro. Ho paura perché qui se penso troppo divento matta. Non bisogna mai pensare troppo qui. Eppure quando ho visto tutte queste donne pensare in silenzio, ho realizzato che avrei potuto fare qualcosa. Ed è così che dopo esserci lavate, in quel poco tempo libero in cui le SS la domenica non ci vedono, noi ci riuniamo e pensiamo insieme. Pensiamo alla liberazione, al giorno in cui arriverà, a chi si sposerà, a chi ritroverà i suoi bambini e i suoi cari. Pensiamo anche alle vite delle SS dopo la liberazione e pensiamo che in qualche giustizia universale ci sarà un contrappasso per ogni volta in cui le gambe hanno ceduto sotto i loro frustini, per ogni giorno in cui non abbiamo meritato neanche l'acqua. Ci sarà un contrappasso per ogni volta in cui ho pensato di essere fortunata a leccare la neve di nascosto per mangiare. Ci sarà un contrappasso per ogni volta in cui tutto ciò che abbiamo meritato sono state urla, calci e perfidi ghigni. Nelle nostre riunioni parliamo di questo a volte, ma in realtà la maggior parte delle altre entriamo in un mondo tutto nostro. Oggi abbiamo scritto poesie e canzoni e Hilde, che suona il violino, ci ha aiutato a cantarle. Oggi abbiamo riso.
Caro diario, sono così contenta di aver riso oggi che custodirò questo ricordo per sempre. Quando tutto è buio e il vento soffia forte, mi ricordo che le altre ragazze sono lì con me e mi sembra quasi di riuscire a trovare una piccola luce.
Le parole, esse stesse, rappresentano la nostra vita.
Finché scriveremo, canteremo e saremo in grado di creare e di donare, rimarremo umane.

Lili Katischer (Chiara Antenucci)

 

Roma, 19 gennaio 2018

“Liliana, ma com’è possibile? Com’è possibile che tu sia arrivata alla veneranda età di 88 anni con più sogni di quanti ne avessi ad 8? Eri una bambina quando, nel 1938, con la promulgazione delle leggi razziali, ti furono chiuse tutte le porte, non solo quella dell’istruzione, non solo quella di un futuro roseo, non solo quella della libertà, ma anche quella della stessa speranza. A distanza di 80 anni dalla promulgazione delle leggi razziali, che ti aveva privato di tutto, di speranza, di affetti, di forza vitale, oggi sei diventata l'araldo della memoria della Shoah in Senato, senatrice a vita.
E quella Italia che 80 anni fa ti voleva morta, oggi ti vuole più viva che mai, ti vuole volenterosa, ti vuole come tramite dei ragazzi per un messaggio di cambiamento, affinché non si verifichino più soprusi di ogni genere. Certo, non è stato facile diventare una donna di pace, hai dovuto camminare, una gamba davanti all’altra, cambiare, compiere una sorta di conversione per smettere di odiare. Ma come si può perdonare? Come si può perdonare chi ha ucciso tuo padre? Chi ti ha negato l’istruzione, chi ti ha negato di essere felice, libera, di avere un’infanzia serena? Come si può perdonare chi ti ha incolpato di essere nata? Non si può dimenticare, il ricordo è sempre qui, sotto i tuoi occhi, evidente, stampato sulla tua pelle in modo indelebile, sul tuo avambraccio sinistro, che per anni hai tentato di nascondere, per la vergogna...ma vergogna di cosa? Non sei tu a doverti vergognare, questo numero è la vergogna incancellabile per chi lo ha fatto, non tua. Vendetta gridava il tuo cuore durante quei giorni!
La vendetta era lì a portata di mano, quando, all'arrivo delle armate russe, un comandante tedesco, assassino e carceriere in fuga si era svestito della sua divisa e aveva gettato la sua arma, noncurante della tua presenza. Prenderla sarebbe stato facile, la vendetta sarebbe stata non solo ragionevole, ma dovuta. Eppure a prevalere è stata di nuovo la vita, anche quando davanti a te non c'era altro che morte. A salvarti dallo scempio di quell'azione, fu la bellezza dell'amore ricevuto da bambina. Tu non eri come lui, tu non eri come il tuo assassino; avevi scelto ancora una volta la vita. 

 Liliana Segre (Federica D'Andreamatteo)

di Redazione IIS Mattioli - San Salvo


Condividi questo articolo




 

edit

Scrivi su Scuolalocale clear remove

Scrivi un articolo e invialo alla redazione di un Istituto.
account_circle
email
local_phone
pin_drop
Seleziona la redazione a cui inviare il tuo articolo

edit
mode_edit
Foto attach_file
Indietro
thumb_up

Il tuo articolo è stato inviato alla redazione da te indicata!

Attendi una loro risposta, grazie!

doneChiudi
Racconta la tua esperienza in un progetto di alternanza Scuola-Lavoro.
Inserisci i tuoi dati, seleziona il progetto e racconta la tua esperienza. La redazione e il capo-redattore riceveranno e pubblicheranno il contenuto su Scuolalocale, nell’area progetti Scuola-Lavoro.
account_circle
email
local_phone
pin_drop
Seleziona la redazione del tuo Istituto o quella alla quale vuoi inviare il tuo articolo
Seleziona il progetto che vuoi raccontare. Non c'è? Chiedi subito al tuo tutor aziendale di inserirlo!
mode_edit
mode_edit
mode_edit
mode_edit
mode_edit
mode_edit
mode_edit
mode_edit
mode_edit
Foto attach_file
Indietro
thumb_up

Il tuo articolo è stato inviato alla redazione da te indicata!

Attendi una loro risposta, grazie!

Invia la tua Idea clear remove

Descrivi la tua idea e inviala a Scuolalocale.
account_circle
pin_drop
Seleziona il tuo Istituto

Seleziona l'ambito della tua idea

mode_edit

thumb_up

La tua idea è stata inviata a Scuolalocale!

Grazie!

doneChiudi
Chiudi
Chiudi