A scuola...di Vita - Diario di scuola di un’alunna del Mattioli di San Salvo
 
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A scuola...di Vita

Diario di scuola di un’alunna del Mattioli di San Salvo

Quando qualcuno mi chiede della scuola, avrei tante cose da dire, partendo dal fatto che i primi otto anni di scuola per me sono stati un continuo susseguirsi di sfide e di sofferenze.
In prima elementare, di quelle poche cose che ricordo, mai potrò dimenticare un giorno particolare.
Ero la più “lenta” della classe, ero sempre l’ultima a finire i compiti nel pomeriggio e spesso non finivo neanche. Ma quel giorno fui la prima a concludere e i miei compagni, incitati dalla maestra del pomeriggio, mi applaudirono e mi acclamarono.
Per me fu una grande soddisfazione, ma di queste soddisfazioni ce ne furono poche ed in seconda elementare iniziarono i veri problemi.
I miei compagni, o meglio alcuni di loro, mi prendevano in giro, anzi dal mio punto di vista mi sentivo insultata, perché dicevano che ero una “lumaca”, che ero un’asina e che ero una “lentona”, perché io non finivo mai le consegne nello stesso tempo loro, né completavo mai le verifiche.
Loro, oggi l’ho compreso, non erano consapevoli di quanto male mi facevano e di quanto io soffrivo per quelle loro prese in giro.
Ma dopo un po’, stufa di non rispondere a quella marea di insulti, arrivata in quinta, iniziai a dire loro di finirla e di smetterla con le loro prese in giro.
In quei momenti, quando mi ribellavo, capitava che ci fosse sempre la maestra, che peggiorava le cose, perché diceva che dovevo smetterla di urlare contro di loro, di gridare “basta” e di stare zitta.
Ma lei non capiva, perché loro non parlavano davanti a lei e lei non approfondiva mai la questione, che si è ripetuta per migliaia di volte.
Finite le elementari me ne andavo da quella scuola con un sospiro di sollievo, ma anche a malincuore perché lasciavo degli amici che, sia nel bene che nel male, avevano segnato la mia vita.
Arrivata alle medie ero serena perché pensavo di incontrare persone diverse e così fu, però c’era sempre il mio problema.
Ma il bello di quella classe era che non ti facevano pesare il fatto che tu eri dislessica.
E così mi feci coraggio e decisi una volta per tutte di risolvere questo problema.
I miei angeli in quella scuola sono stati due memorabili professori, che mi hanno aiutato a gestire il problema con l’aiuto soprattutto dei metodi compensativi, perché non ho mai voluto che mi fossero applicati i metodi dispensativi.
Credevo che non ci sarebbero stati problemi, ma in realtà anche alle medie ho incontrato “l’imbecille” di turno, che mi denigrava, soprattutto quanto i risultati erano molto più che sufficienti. Per lui io ero brava, soltanto perché i compiti e le interrogazioni mi venivano semplificate. Ma a quel soggetto, io non ho mai dato molto peso, d’altronde non mi interessava la sua amicizia e la sua approvazione.
Terminate le medie mi attendeva una nuova sfida.
Le scuole superiori sarebbero state un nuovo inizio, pieno di ostacoli e di prove da superare. Avrei incontrato nuovi compagni, oltre a quelli che conoscevo già, e questa cosa mi terrorizzava, perché temevo che sarebbero stati come tutti gli altri.
Invece mi sbagliavo.
Un giorno una delle mie prof. mi ha chiesto di leggere in classe. Io mi sono rifiutata.
La prof. ha insistito e io ho detto quello che pensavo, ossia che non volevo leggere davanti ai miei compagni, perché temevo di essere presa in giro per gli errori che avrei commesso.
Ma i miei compagni mi hanno rassicurata dicendomi che non dovevo vergognarmi e che anche loro non erano perfetti e immuni dal commettere errori.
Questa cosa mi ha rafforzato e mi ha fatto capire che non tutti sono “imbecilli”.
Ora mi sento accettata e più forte di prima e non mi spaventa leggere o fare altro che prima evitavo di fare, per soggezione.
Anche qui ho trovato insegnanti che per me sono angeli. Sono ormai convinta di essere intelligente, non stupida e posso fare tutto quello che fanno gli altri, con i miei modi, con più tempo, forse in maniera meno approfondita, ma sono come tutti gli altri.
Però mi chiedo se altri ragazzi vivono la scuola come l’ho vissuta io, in che modo affrontano la situazione?
Il mio modo di vivere la dislessia è stato quello giusto?
Comunque è la prima volta che riesco a raccontare quello che ho sofferto e forse vi meravigliate di come ho fatto, così piccola, a non condividere con nessuno il mio disagio.

Un'alunna del Mattioli di San Salvo

di Redazione IIS Mattioli - San Salvo


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