“Se ognuno fa qualcosa, si può fare molto” - Giornata della Memoria delle vittime innocenti delle mafie. Ricordiamo Don Puglisi
 
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Mattioli San Salvo Attualità 21/03/2018 21/03

“Se ognuno fa qualcosa, si può fare molto”

Giornata della Memoria delle vittime innocenti delle mafie. Ricordiamo Don Puglisi

Nel primo giorno di primavera, il 21 marzo, oltre al risveglio della natura si risveglieranno le coscienze. Da 23 anni in questa data viene organizzata la Giornata della Memoria e dell’Impegno, promossa dall’associazione Libera, cartello di associazione contro le mafie di Don Luigi Ciotti. Un’occasione per ricordare coloro che sono stati uccisi per mano delle organizzazioni malavitose.

“Se ognuno fa qualcosa, si può fare molto”

Una delle morti di mafia che ha fatto più scalpore è stata quella di Padre Pino Puglisi, autore di questa citazione.                                                                                              Giuseppe Puglisi nacque il 15 settembre 1937 a Palermo, nel quartiere periferico di Brancaccio. A 16 anni iniziò il percorso in seminario per divenire sacerdote. La figura di Padre Pino Puglisi (da cui il soprannome 3P) viene ampiamente descritta nel romanzo “Ciò che inferno non è” dello scrittore siciliano Alessandro D’Avenia all’interno del quale viene narrata, oltre alla storia del protagonista, anche la storia del parroco che ha fatto la storia di Brancaccio: emarginazione, degrado ambientale e sociale, disoccupazione, analfabetismo  erano sono alcuni dei problemi ai quali don Pino voleva far fronte attraverso la sua attività educativa e sociale.

Un uomo di chiesa. Un padre per la comunità del quartiere di Brancaccio a Palermo. Perché uccidere un uomo così?

Aveva un'unica colpa padre Pino Puglisi: voleva far costruire una scuola media a Brancaccio, credeva che la scuola potesse salvare i giovani che, da piccoli, divenivano subito manovalanza delle cosche mafiose. Solitamente i ragazzini del quartiere Brancaccio, per poter andare a scuola, dovevano affrontare un viaggio piuttosto lungo e spesso mandare i figli a scuola lontano da casa era per le famiglie umili  difficile ed oneroso. Questi ragazzini molto intelligenti, scaltri, ma anche senza cultura, diventavano per i mafiosi un terreno molto fertile per lo sviluppo e la diffusione delle loro attività illecite.

Don Pino intendeva togliere i ragazzi dalla strada; credeva che attraverso una scuola media si sarebbero diffuse  passioni e consapevolezza nei ragazzi che frequentavano il suo oratorio. Avrebbero sviluppato sogni e speranze e la mafia avrebbe perso consensi nelle nuove generazioni. I giovani educati da don Puglisi sarebbero diventati uomini e donne da fronteggiare .

Don Pino alla mafia rispondeva con cultura e fede. Alla scelleratezza contrapponeva ragione e sentimento che avrebbero portato i ragazzi a costruire un mondo migliore, anche nel loro piccolo. Don Pino diede la possibilità a molti giovani di poter scegliere attivamente il proprio futuro, di credere nei propri ideali; lottò contro le “istituzioni” locali mafiose per portare come dice il terzo articolo della Costituzione “libertà e uguaglianza”.  Qualcosa sarebbe cambiato.

Ma a don Pino furono spezzate le ali il 15 settembre del 1993, giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno. Noi giovani vogliamo credere che il suo operato non è andato perduto e continua a guidare le nostre coscienze.

Lorenzo Tana e Mattia Vitullo 4A LS

di Redazione IIS Mattioli - San Salvo


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