Nascere nell’era dell’industria 4.0 - L’industria 4.0 e le nostre scelte per il futuro
 
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    Nascere nell’era dell’industria 4.0

    L’industria 4.0 e le nostre scelte per il futuro

    A quasi 18 anni, confusa tra le prospettive future di studio e lavoro, mi sono approcciata per la prima volta al termine industria 4.0 e a ciò che si cela dietro questa parola. Definita anche ''la quarta rivoluzione industriale'', la nascita dell'industria 4.0 consiste nel rendere la produzione industriale totalmente automatizzata e interconnessa. Si usufruirà, più di quanto si faccia ora, di stampanti 3D, robot associati a funzioni specifiche e una gestione più flessibile ed efficiente dei dati.

    Ma cosa cambierà di fatto nelle nostre vite?  Questa riforma traccerà altre e nuove prospettive in ambito lavorativo e porterà in Italia, secondo EconomyUp, alla nascita e alla perdita di 200,000 posti di lavoro. Una situazione piuttosto positiva, considerando che in altri paesi Europei il saldo di posti di lavoro persi è negativo di 5 milioni.

    In che modo questo cambiamento in atto incontra gli interessi di un giovane di 18 anni? Da una parte, questa è la rotta obbligata che coinvolge tutti i nativi digitali; dall'altra, se cambiano le dinamiche del lavoro, cambiano anche le richieste delle aziende e le competenze richieste ai lavoratori. Un tale panorama lavorativo richiede ad uno studente di di 18 anni di ponderare bene le sue scelte. Il dilemma è cosa scegliere all'università per inserirsi al meglio in questa nuova società?
    Informatica, ingegneria, chimica: questi sembrerebbero gli ambiti disciplinari più proficui per entrare a far parte del futuro 4.0. Se erano già nel vostro programma di studi, ambite ad esse più che potete, se non lo erano, accollatevi i rischi di fare ciò che va contro il mercato.
    E' innegabile che questa rivoluzione non si limita al business interno dell'azienda, ma è una vera e propria rivoluzione culturale: il 44% dei lavoratori dovrà modificare le sue competenze e trovarsi a contatto quotidianamente con macchine e robot, comprendere il funzionamento e analizzarne i dati.
    Di fronte alla novità, il clima generale è sempre un clima di paura, conservativo e viene da chiedersi, come si chiedeva il filosofo Hösle nella “Filosofia della crisi ecologica”, se questa razionalità tecnica che cresce esponenzialmente vada di pari passo con la consapevolezza lucida e lungimirante degli stessi individui che la pongono in atto o piuttosto ci sta traghettando verso una società di stampo fordista. E' davvero possibile perseguire il principio della crescita infinita?    
    Secondo il professore ordinario del Politecnico di Milano, Dipartimento di Ingegneria Gestionale, Marco Taisch, si può ribaltare il concetto di "decrescita felice", tanto caro a Serge Latouche, con quello altrettanto valido della “crescita felice”: lavorare meglio, utilizzando le proprie capacità intellettive per il miglioramento della qualità del prodotto; utilizzare “meno braccia e più cervelli”.
    Le premesse quindi sembrano positive e ci fanno ben sperare per il nostro futuro lavorativo. E' davvero la strada giusta da percorrere? Lo scopriremo presto e senza tarpare le ali al progresso, purché non riduca mai “l'uomo a una dimensione”, come temeva il filosofo Herbert Marcuse.

    di Chiara Antenucci 4°A LS

    di Redazione IIS Mattioli - San Salvo


    Parole chiave:

    #industria4.0 , #lavoro , #rssmattioli

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