"La verità è più grande di qualsiasi tornaconto" - Il calvario del politico e giurista italiano
 
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    Mattioli San Salvo Attualità 09/05/2018 09/05

    "La verità è più grande di qualsiasi tornaconto"

    Il calvario del politico e giurista italiano

    9 maggio 1978, una data che ha segnato in modo indelebile la storia della politica italiana: in quel giorno di quaranta anni fa veniva infatti ritrovato a Roma in Via Caetani, nel bagagliaio di una Renault 4 rossa, il corpo privo di vita di Aldo Moro.
    La morte del politico e accademico era stata preceduta da 55 lunghi giorni di prigionia da parte delle Brigate Rosse; 55 giorni in cui le autorità della capitale italiana si sono mobilitate per risolvere il giallo rappresentato dal suo rapimento;  55 giorni di posti di blocco, nei quali fu controllata una persona su venti e bloccata un’automobile su dieci.

    Dopo quasi due mesi di ricerche, alle 12:30 del mattino, il professor Francesco Tritto, un assistente universitario di Moro, ricevette una telefonata da parte di un certo “dottor Nicolai” che in seguito è stato identificato nel brigatista rosso Valerio Morucci, nonché uno dei cervelli dell’operazione; nella telefonata Morucci rivelava la collocazione del corpo del politico con queste parole "Lei deve comunicare alla famiglia che troveranno il corpo dell'onorevole Aldo Moro in via Caetani. Lì c'è una R4 rossa. I primi numeri di targa sono N5”. Si mise così la parola fine all’azione terroristica che aveva portato al rapimento e in seguito all’omicidio (decretato da un "tribunale del popolo" istituito dalle Brigate Rosse) dell’allora Presidente del Consiglio Nazionale della Democrazia Cristiana.
    Riguardo il caso sono state seguite le piste più disparate, partendo dai brigatisti rossi che avevano partecipato all’agguato di Via Fani durante il quale era stato rapito Moro, fino a divergere completamente e arrivare ad ipotesi poco plausibili che riguardavano il coinvolgimento dei servizi segreti o l’URSS.


    Moro, nell’articolo da lui scritto “Il bene non fa notizia, ma c’è”, pubblicato da Il Giorno il 20 gennaio del 1977, trattava proprio dell’eterna lotta tra il bene ed il male, sottolineando le molteplici possibilità di affermazione del primo sul secondo. “Penso all’immensa trama di amore che unisce il mondo […] Basta guardare là dove troppo spesso non si guarda e interessarsi di quello che troppo spesso non interessa. Questa è la verità delle cose. Questa è la proporzione tra bene e male nella vita. Le anomalie possono essere talvolta vistose, ma vi è una realtà positiva. […] Il bene, anche restando come sbiadito nello sfondo, è più consistente che non appaia, più consistente del male che lo contraddice. La vita si svolge in quanto il male risulta in effetti marginale e lascia intatta la straordinaria ricchezza dei valori di accettazione, di tolleranza, di senso del dovere, di dedizione, di simpatia, di solidarietà, di consenso che reggono il mondo, bilanciando vittoriosamente le spinte distruttive di ingiuste contestazioni. […]  E tuttavia si insinua il dubbio che non solo il male sia presente, ma che domini il mondo. […] Non dobbiamo invece forse ritenere che un momento di bontà, un impegno dell’uomo, dell’uomo interiore, di fronte alla lotta fra bene e male, serva per far andare innanzi la vita?”.


    Alla luce degli eventi che hanno riguardato il suo assassinio sembrerebbe che a prevalere sia stato invece il male, tuttavia il bene che Aldo Moro ha compiuto, anche se “sbiadito nello sfondo” per usare le sue parole, non può essere cancellato semplicemente da un gesto dettato dalla logica del terrorismo. Rimane dell'Onorevole Aldo Moro il bene di un uomo che in vita ha sempre operato per l’unità, sia del paese che della DC, e che ha lasciato un’eredità intellettuale notevole, trattando di argomenti come il ruolo del cittadino nella democrazia o della nuova concezione della laicità, e cercando di dare risposte nuove ai problemi della politica all’interno della filosofia.

    A quarant’anni dalla morte di Moro l’argomento risulta ancora delicato: oltre che per l’avvenimento in sé, anche per la banalità in cui si rischia di cadere descrivendolo. Così come accade solitamente, il ricordo e la commemorazione di eventi particolarmente rilevanti per la nostra storia sono legati semplicemente al bombardamento di notizie a riguardo che riceviamo da parte dei media, con il rischio di venire a sapere tutto sull’evento, ma di ignorare completamente i personaggi che vi sono dietro. La memoria storica è estremamente importante, “memoria est thesaurus omnium rerum et custos” (Cicerone) ma solo se accompagnata dalla consapevolezza e dalla volontà di ricordare.

    Oggi l'Onorevole Aldo Moro lo vogliamo ricordare soprattutto per la sua grande statura morale, per quegli ideali di giustizia e libertà che lo rendono ai nostri occhi un UOMO ONESTO A SERVIZIO DELLA SOCIETA', un politico animato dall'amore per la verità che "è più grande di qualsiasi tornaconto"(Aldo Moro)

    Federica Berardi


    di Redazione IIS Mattioli - San Salvo


    Parole chiave:

    aldo moro , mattioli san salvo

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