“LA MAFIA UCCIDE, IL SILENZIO PURE” - PEPPINO IMPASTATO: UN MODELLO, NON UN EROE
 
Stai leggendo il giornale digitale di Mattioli San Salvo su
Clicca qui per leggere il giornale di un altro Istituto.

Mattioli San Salvo Cultura 09/05/2018 09/05

“LA MAFIA UCCIDE, IL SILENZIO PURE”

PEPPINO IMPASTATO: UN MODELLO, NON UN EROE

Noi ragazzi della classe 4^A dell’Istituto Mattioli di San Salvo, durante il viaggio d'istruzione in Sicilia, accompagnati dalla professoressa Alessandra Del Borrello, abbiamo avuto modo di recarci a Cinisi,  terra natale di Giuseppe Impastato, e di conoscerlo attraverso la testimonianza di uno dei suoi amici più intimi, Pino Manzella.

Oggi, 9 maggio, ricorre il quarantesimo anniversario della morte di Giuseppe Impastato, un personaggio ricordato da molti italiani come eroe della lotta antimafia. Nato e cresciuto in una famiglia mafiosa siciliana, decise di schierarsi apertamente contro di essa nell’età adolescenziale, dedicando tutta la sua vita a combattere Cosa Nostra, senza mai piegare il capo. Peppino, così era chiamato dagli amici, fu fatto esplodere la notte tra l’8 e il 9 maggio del 1978, stesso anno e giorno della morte del ben più noto Aldo Moro, su ordine del boss mafioso Gaetano Badalamenti. Da quel momento comincia, secondo la testimonianza di Pino Manzella, un lungo depistaggio delle indagini sull'omicidio di Peppino, che “era saltato su una bomba che stava piazzando alla ferrovia di Cinisi”, così si disse in giro. Volevano far passare Peppino per un terrorista e mettere a tacere la vicenda, ma non ci riuscirono.

Ma la storia di Giuseppe Impastato cosa deve insegnarci?
A che pro fare viaggi, conoscere la forza di un ideale di giustizia che ha caratterizzato la vita di chi ha messo a rischio la propria vita, perdendola?

Peppino Impastato era un ragazzo quando morì, e anche nella sua tenera età non ha voluto tirarsi indietro, ha combattuto senza mai temere pericolose ripercussioni o addirittura la morte.  È morto e il suo sforzo non è riuscito ad annientare la criminalità organizzata del suo paese. La mafia oggi agisce in modo più subdolo di ieri e siamo noi italiani che glielo permettiamo, che le diamo il permesso di esistere. Siamo uno stato che ama autodistruggersi, che ama abbattersi, senza grandi ideali e con scarso coraggio. Ci limitiamo troppo spesso a fare nostra la rassegnazione di chi pensa che tanto le cose non cambieranno mai. Allora non ci hanno insegnato niente questo ragazzo e tutti i suoi amici che operarono con lui per una società più giusta?

Non dobbiamo tirarci indietro, la mafia è un virus da eliminare, annientare.
Sono passati quarant’anni dalla morte di Peppino Impastato, non due, non dieci ma quaranta. Stiamo vivendo il 2018 intenti a scegliere quale vestito indossare o cosa fare il sabato sera. Viviamo nel 2018 e ci disperiamo per una insufficienza. Viviamo nel 2018 e non ci preoccupiamo che siamo persone vuote, senza idee morali, politiche e religiose, vuote di ideali e vuote di sentimenti. Siamo diventati macchine del commercio, del mondo del business, stiamo dimenticando perché e per cosa viviamo.

“LA MAFIA UCCIDE, IL SILENZIO PURE”, questa frase, scritta dagli amici su uno striscione il giorno del funerale di Peppino Impastato, invita a riflettere e a non rimanere in silenzio perché se l’esistenza della mafia è MALE non dobbiamo vergognarci di dirlo, di urlarlo. Se tutti facessero la cosa giusta forse la mafia, oggi, non esisterebbe.

I “grandi” di quest’epoca non fanno nulla, anche i nostri genitori troppo spesso restano in silenzio  quando si sente la parola mafia, ma noi, giovani di quest’epoca, dobbiamo guardare Peppino non come un eroe ma come un modello e dire basta. “Beato quel popolo che non ha bisogno di eroi” (Vita di Galileo – B.Brecht). Uniamoci e combattiamola, non lasciamoci dire che siamo una generazione malata, non lasciamoci dire che non valiamo niente. Ma come fare? Cosa possiamo fare a quest’età? Peppino Impastato iniziò proprio negli anni della sua adolescenza, parlando, scrivendo di questa organizzazione omertosa, prendendo posizione di fronte a tutte le malefatte del suo tempo. La mafia è anche fare finta di non vedere, girarsi dall'altra parte di fronte alle ingiustizie, anche quelle apparentemente più piccole!

Oggi ne sto parlando anche io e puoi farlo anche tu.

Quarant’anni fa una frase detta da Giuseppe  Impastato fu censurata, penso che oggi non dovrebbe esserlo più. LA MAFIA È UNA VALANGA DI MERDA (ndr. non “una montagna” come è stato divulgato con il celebre film “I cento passi”).

Alessia Cinalli



Condividi questo articolo





edit

Scrivi su Scuolalocale clear remove

Scrivi un articolo e invialo alla redazione di un Istituto
account_circle
email
local_phone
pin_drop
Seleziona la redazione del tuo Istituto o quella alla quale vuoi inviare il tuo articolo

edit
mode_edit
Foto attach_file
Indietro
thumb_up

Il tuo articolo è stato inviato alla redazione da te indicata!

Attendi una loro risposta, grazie!

doneChiudi
Racconta la tua esperienza Scuola-Lavoro!
Inserisci i tuoi dati, seleziona il progetto di alternanza e racconta l'esperienza; la redazione di Scuolalocale del tuo Istituto riceverà queste informazioni e le pubblicherà su Scuolalocale.
account_circle
email
local_phone
pin_drop
Seleziona la redazione del tuo Istituto o quella alla quale vuoi inviare il tuo articolo
Seleziona il progetto che vuoi raccontare, non c'è? Chiedi subito al tuo tutor aziendale di inserirlo!
mode_edit
mode_edit
mode_edit
mode_edit
mode_edit
mode_edit
mode_edit
mode_edit
mode_edit
Foto attach_file
Indietro
thumb_up

Il tuo articolo è stato inviato alla redazione da te indicata!

Attendi una loro risposta, grazie!

Invia la tua Idea clear remove

Descrivi la tua idea e inviala a Scuolalocale.
account_circle
pin_drop
Seleziona il tuo Istituto

Seleziona l'ambito della tua idea

mode_edit

thumb_up

La tua idea è stato inviata a Scuolalocale!

Grazie!

doneChiudi
Chiudi
Chiudi