La lotta alla criminalità organizzata dev’essere comune e determinata - La Convenzione di Palermo e le azioni internazionali di contrasto al crimine
 
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La lotta alla criminalità organizzata dev’essere comune e determinata

La Convenzione di Palermo e le azioni internazionali di contrasto al crimine

La via decisiva per combattere la criminalità organizzata presuppone una collaborazione internazionale energica ed efficace e richiede la predisposizione di una legislazione internazionale adeguata.”

Le parole pronunciate dal giudice Giovanni Falcone qualche mese prima della sua morte, durante la Commissione sulla Prevenzione della Criminalità e per la Giustizia Penale sono parole in cui il magistrato rafforzava l’idea della cooperazione delle nazioni nella lotta al crimine organizzato. La sua lungimiranza ha portato ad una cooperazione internazionale sul tema e soprattutto alla creazione di una nuova cultura di cooperazione investigativa.

Oggi le organizzazioni criminali “lavorano” non più solo sul territorio nazionale, ma sono presenti e attive in molti stati. In passato, per combattere le organizzazioni criminali internazionali, si seguivano i flussi monetari monitorando assegni e bonifici, ora milioni di euro si muovono con un “click” via PC ed è difficile capire dove questi arrivano e dove vengono reinvestiti. Solo un’attenta cooperazione investigativa internazionale può districare questa matassa.

Per contrastare la criminalità, l’Italia e gli altri stati hanno ratificato una Convenzione ed una serie Protocolli addizionali. Grazie alla ratifica della Convenzione di Palermo, tutte le parti si sono impegnate ad attuare misure di cooperazione che aiutano gli inquirenti nel loro lavoro di indagine.

Possiamo comprendere il livello di diffusione e inquinamento delle organizzazioni criminali nei territori dal numero degli Stati che hanno ratificato la Convenzione di Palermo: ad oggi sono 173. Per quanto riguarda i protocolli addizionali, c’è quello relativo alla tratta di persone (154 Stati), quello contro il traffico di migranti (135 Stati), quello contro il traffico di armi da fuoco (96 Stati).

La Convenzione di Palermo è diventata uno strumento normativo internazionale che coinvolge centinaia di paesi che si assicurano la cooperazione di polizia, l’assistenza giudiziaria reciproca e la cooperazione internazionale ai fini della confisca dei beni.

Quando parliamo di “crimine transnazionale” e di “crimine organizzato transnazionale”, parliamo di un fenomeno recente, in quanto diverse Nazioni hanno capito che, per combattere questo fenomeno criminale che ormai ha una risonanza globale, occorre avere strumenti comuni e sempre più aggiornati ai cambiamenti e all’evoluzione della mafia. Nei tempi recenti, infatti, la criminalità si è diffusa in maniera rapidissima grazie all’assenza dei confini di mercato ed ai mezzi di comunicazione più evoluti.

I fattori principali che favoriscono la nascita dei crimini transnazionali sono tre:

  • Fattoristrutturali - Oggi la globalizzazione della società e dell’economia hanno portato all’abbattimento delle barriere di circolazione di merci, capitali e persone fra le varie Nazioni, determinando da un lato il benessere e dall’altro l’incremento di attività illegali.
  • Fattori storico-politici - La fine della guerra fredda e la frammentazione dell’Unione Sovietica hanno portato alla nascita di nuovi Stati ed economie in via di sviluppo, quindi politicamente instabili e terreno fertile per il proliferare di attività criminali.
  • Fattori economici e sociali - La globalizzazione in alcuni paesi in via di sviluppo ha portato profonde disuguaglianze, a causa della mal distribuzione delle ricchezze e delle risorse economiche, che di fatto hanno condotto ad un malessere sociale e ad una successiva crescita delle organizzazioni criminali.

Lo scopo di ogni Stato è quello di avere uno sviluppo economico attraverso e nel rispetto delle leggi. Combattere contro la criminalità significa combattere contro coloro che impediscono la crescita economica e significa promuovere ed incentivare la cultura della legalità.

Nel campo della prevenzione e dell’educazione alla legalità in Italia sono presenti ed attive numerose associazioni quali Fondazione Giovanni e Francesca Falcone, Centro Peppino Impastato, Addiopizzo, Narco Mafie e numerose sono i cittadini, uomini e donne, che ogni giorno dedicano se stessi alla lotta alle mafie nazionali e transnazionali. Fra questi ricordiamo Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che hanno pagato con il proprio sangue la lotta contro un nemico apparentemente intoccabile, i prefetti di Palermo che si sono avvicendati negli ultimi 50 anni fra i quali Francesco Lo Voi, o il direttore della DIA Nunzio Antonio Ferla, e tanti altri .

La Convenzione di Palermo ed i Protocolli contengono tutti quegli elementi e quelle disposizioni normative che si possono utilizzare nella repressione del fenomeno mafioso; se tutti gli Stati cooperassero senza alcun indugio, la criminalità organizzata e i crimini transnazionali potrebbero subire una notevole battuta di arresto.

“La mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni.” Queste parole di Giovanni Falcone ci fanno capire che per arrivare ad una meta occorre essere convinti ed utilizzare tutti gli strumenti a disposizione, nella speranza e nella convinzione che le nuove generazioni prendano coscienza della pericolosità del crimine e combattano con determinazione tutte le manifestazioni di corruzione, violenza e criminalità organizzata.

Gabriella Fabrizio


Parole chiave:

criminalità , lotta , mafia

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